Riconosciuta la protezione sussidiaria ad un ragazzo gay nigeriano

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Pubblicato ieri 6 febbraio il decreto della Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea del Tribunale di Napoli che ha riconosciuto ad un ragazzo gay nigeriano, domiciliato in provincia di Caserta, la protezione sussidiaria.

Il procedimento è stato seguito dall’avvocato Marco Proto che spiega così la vicenda: «il Tribunale di Napoli, ha concesso la protezione sussidiaria ad un cittadino nigeriano omosessuale. Lo stesso si era visto costretto a lasciare il proprio Paese di origine dopo essere stato ripudiato dalla famiglia a causa del suo orientamento sessuale e dopo aver subito un’aggressione ad opera dei familiari del suo compagno. Il Giudice ha ritenuto credibile la vicenda occorsa al ricorrente, avvalorata anche dalla relazione stesa dall’Associazione Rain Arcigay di Caserta, presso la quale lo stesso risulta iscritto e grazie alla quale ha avviato un importante percorso di integrazione socio-culturale. Alla luce di ciò, Il Tribunale di Napoli – ribaltando la decisione negativa della Commissione Territoriale di Caserta – ha riconosciuto al richiedente il diritto alla protezione sussidiaria, considerato il fatto che in Nigeria l’omosessualità è considerata reato punito con la detenzione e che, pertanto, un rientro forzato in Nigeria costituirebbe un evidente pregiudizio per il ricorrente, che rischierebbe di subire trattamenti inumani o degradanti a causa della politica di repressione posta in essere dal governo nigeriano nei confronti delle persone LGBT».

La nostra associazione è intervenuta in seguito al rigetto della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Caserta producendo una dichiarazione eseguita dal Ciao! – Sportello Migranti LGBT di Rain Arcigay Caserta onlus, richiamata espressamente nel provvedimento del Tribunale.

Laura Maria Santonicola, delegata del Ciao! – Sportello Migranti LGBT, ha così commentato: «In questo periodo di tensione crescente, in cui la paura e l’odio verso lo straniero, il rifugiato vengono alimentati e strumentalizzati da esponenti politici di discutibile dignità, è rincuorante vedere come sempre più spesso la giustizia riconosca la realtà dei fatti, l’umanità di chi fugge in cerca un posto in cui vivere e non solo sopravvivere. Abbiamo avuto l’onore di toccare con mano queste storie, di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di affrontare il mondo con nulla in tasca, se non la propria identità, la propria umanità, fuggendo da condizioni non molto diverse da quelle che affrontava la comunità LGBT+ italiana fino a pochissimo tempo fa. Persone rifiutate dalle loro famiglie, dal proprio Paese, per la colpa imperdonabile di essere solo ciò che sono. Ebbene, speriamo riescano a trovare qui la felicità, la libertà che merita ogni essere umano. Sono orgogliosa di aver contribuito al percorso dei nostri soci e auguro loro ogni bene» riferendosi anche a un altro caso analogo seguito dallo Sportello.

Il provvedimento del Tribunale